Fare il Medico delle Donne in Africa…. Reviewed by Momizat on . Fare il medico delle donne in Africa è una esperienza direi singolare, si parte come i pifferi di montagna che partirono per suonare ma ritornarono suonati. Inf Fare il medico delle donne in Africa è una esperienza direi singolare, si parte come i pifferi di montagna che partirono per suonare ma ritornarono suonati. Inf Rating:
You Are Here: Home » Bacheca » Fare il Medico delle Donne in Africa….

Fare il Medico delle Donne in Africa….

Fare il medico delle donne in Africa è una esperienza direi singolare, si parte come i pifferi di montagna che partirono per suonare ma ritornarono suonati.

Infatti  si pensa di trovare molta patologia ostetrica che sia beninteso c’è ed a volte drammatica per la mancanza di strutture, farmaci e presidi ma è molto meno frequente di quello che ci si aspetterebbe rispetto all’altissima natalità già solo questo  pone qualche dubbio sul nostro 30 per cento e più di tagli cesarei. Ma parlare di genere  femminile in Africa è affrontare un mare magnum in cui giocano un ruolo determinante  etnie, culture, religioni, sincretismi, abitudini igienico-alimentari, abitative, sociologiche, economiche, linguistiche e non so quanti altri fattori che alla fine si fatica a dare  giudizi ed interpretazioni univoche.

Quelle africane sono popolazioni giovani con alto tasso di natalità e mortalità  infantile, una vita media molto inferiore alla nostra, estremamente mobili sul territorio perché obbligate da sommovimenti politici, guerre spesso misconosciute, oppure per opportunità economiche e di lavoro che si generano: aperture di miniere o giacimenti, grandi opere pubbliche dighe, strade, ferrovie. In popolazioni di questo tipo il non raggiungimento da parte delle donne di livelli anche minimi di emancipazione fanno si che esse possano ben poco nell’educazione dei figli, non abbiano in genere nessuna autonomia economica ne di scelta alcuna, nemmeno per decidere un trattamento sanitario che le riguardi direttamente.

Ma sullo sfondo di tutto questo si intravede come una costante di carattere culturale e psicologica il grande universo dell’animismo  e dello sciamanesimo che con ben maggiore forza delle religioni acquisite siano esse cristiane o l’islam, permea la vita quotidiana, l’economia di sussistenza ed i rapporti tra le persone ed i sessi. Ma torniamo al medico delle donne che in questa situazione incontrerà quale problema particolarmente avvertito, ed in verità non sospettato, la sterilità femminile, non di coppia perché di un maschio non è nemmeno ipotizzabile una tale condizione. La donna sterile in africa  è una reietta anche perché pecca e spesso ne è convinta nei confronti degli spiriti degli antenati che presiedono alla propalazione della gens o del clan, massima istituzione sociale a cui può e viene sacrificata la vita stessa. La sua vicissitudine spesso è questa, verrà molto probabilmente ripudiata, tornerà dal padre per essere  rimaritata e se la sua sterilità si dovesse riconfermare scenderà molti gradini dello status e della considerazione sociale. Sfugge a questo destino una minoranza di donne inurbate ed occidentalizzate.

Tale condizione  è  vissuta drammaticamente anche da donne che hanno partorito un figlio  o due ma che poi non riescono più a rimanere gravide. Le possibilità di diagnosi non  vanno oltre una ecografia o un’isterosalpingografia ed  in fatto di terapia ,quando possibile, modesti supporti farmacologici. Di fecondazione assistita non si può parlare perché non ci sono centri dedicati in questa parte del mondo ed una trasferta in Europa per chi guadagna 150 euro al mese,quando  va bene, è impensabile. Poi c’è l’ostetricia, ci si alza delle mattine che sono nati,qui al nostro dispensario cinque o sei bambini ed alcune puerpere già si apprestano a ritornare a casa ai loro villaggi e non sono nemmeno stato chiamato. Ma se mi chiamano, sono in genere problemi serissimi che vengono affrontati dalle pazienti con grande dignità ,grande pazienza , tolleranza del dolore,ed un fatalismo tutto africano . La mancanza di centri trasfusionali ,qui dove dilaga ed imperversa  l’anemizzazione da  malaria e di strutture dedicate all’urgenza rendono una media emorragia post partum, letale. In questi luoghi ti può passare davanti in un mese buona parte del Trattato italiano di ostetricia e Ginecologia ed è l’unico posto dove  ringrazio di essere abbastanza anziano per avere avuto l’occasione di praticare l’arte ostetrica classica .ed eroica in tempi lontani ma che torna molto utile. Qualche soddisfazione però soprattutto nella prevenzione di ulteriori disgrazie ci viene dal nostro piccolo ed efficiente ecografo che ci permette di fare scelte tempestive e sensate e dal laboratorio che grazie alle strumentazioni costose ma affidabili che abbiamo portato ci dà buone risposte  in tempo reale ,nonché la gratitudine di questa gente per esserti adoperato per loro. Capisco che la trattazione dell’argomento richiederebbe altro spazio ed altra penna ma almeno per dare un’idea può bastare. Certo non pensavo di dovermi occupare molto spesso di sterilità dove sovente le donne hanno dieci figli o anche di più e di sognare un centro trasfusionale da queste parti come quello dell’ ospedale di Ravenna. Ma chissà nel futuro….

Dott.MAURIZIO MORELLI –CERVIAUXILIA-onlus

© 2019 Powered By Amon Design

Scroll to top